Santuario della Santa Casa di Loreto

Dove si custodiscono le autentiche pareti della casa di Nazareth

Santa Casa, la scienza avvalora la traslazione miracolosa

Nel 1291 la prima delle cinque traslazioni che portarono la Santa Casa da Nazaret a Loreto, dove giunse nel 1296, posta dagli angeli su una strada pubblica. Le misure delle tre sacre pareti in Italia combaciano con le fondamenta a Nazaret. Le analisi scientifiche sul terreno, le pietre, la malta, l’orientamento della casa, nonché molteplici testimonianze e dati storici, convergono nel supportare la traslazione miracolosa. Eppure oggi si preferisce credere ad altro.

 

 

L’8 dicembre, con l’apertura della Porta Santa nella Basilica di Loreto, è iniziato il Giubileo Lauretano, che si concluderà il 10 dicembre 2020. Lo speciale Giubileo è stato concesso da papa Francesco per il centenario della proclamazione della Madonna di Loreto «Patrona degli aeronauti». Quella proclamazione, fatta da Benedetto XV il 24 marzo 1920, era un modo per ribadire solennemente quanto si era sempre saputo sulla Traslazione miracolosa della Santa Casa di Nazaret, ma che nei tempi moderni – in particolare dalla seconda metà del XIX secolo – si era cominciato a mettere sempre più in dubbio, in parte all’interno della stessa Chiesa, causa modernismo teologico.

Nell’arco degli ultimi 100 anni, gli scettici e negazionisti sono aumentati, e oggi la Traslazione per ministero angelico è perlopiù ridotta a pia leggenda, dimenticata o lasciata sullo sfondo, appunto anche in ambito ecclesiale, che pure potrebbe trarre grande giovamento dal rivalorizzare – dalla liturgia alla catechesi – uno dei più grandi miracoli che Dio ci ha donato, stante anche il fatto che esiste una mole considerevole di documentazione storica, archeologica e scientifica che si sposa con il dato di fede.

CINQUE TRASLAZIONI

La storia di questo miracolo permanente inizia nel 1291, anno che segna la caduta dell’ultima roccaforte cristiana in Terra Santa, San Giovanni d’Acri, con la cacciata dei crociati. Proprio qualche giorno prima della loro definitiva sconfitta, ad opera dei musulmani, la Santa Casa di Nazaret fu staccata dalle sue fondamenta e portata in volo dagli angeli a Tersatto, oggi un quartiere della città di Fiume, in Croazia: ciò avvenne, all’improvviso, la notte tra il 9 e il 10 maggio 1291. La sacra dimora dove era nata la Santissima Vergine e che era stata il luogo dell’Annunciazione e dell’Incarnazione di Nostro Signore, dove il Bambin Gesù era cresciuto sotto le cure di Maria e Giuseppe, veniva così provvidenzialmente messa al sicuro dalla minaccia di distruzione per mano turca.

I primi ad accorgersi di quella misteriosa abitazione a Tersatto furono dei boscaioli. La voce arrivò a un parroco del luogo, don Alessandro Giorgiewich, a cui apparve la Madonna guarendolo dall’idropisia e rivelandogli che le tre pareti erano proprio la sua dimora di Nazaret. Lo stesso sacerdote partì, insieme a una delegazione tersattana voluta dal viceré Nicola Frangipani, alla volta della Terra Santa, dove poté verificare che a Nazaret le tre sacre pareti – al di sopra delle quali era stata costruita la Basilica dell’Annunciazione – non c’erano più.

A Tersatto la Santa Casa rimase tre anni e sette mesi, venendo portata via, ancora dagli angeli, la notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294 (da qui la data della festa odierna), quando la dimora della Sacra Famiglia toccò per la prima volta il suolo italiano, in particolare quello dell’allora Stato Pontificio, venendo lasciata nei pressi di Ancona, in località Posatora. Circa nove mesi dopo avvenne la terza traslazione documentata, nella selva di una signora di nome Loreta, in una località poi detta “Banderuola”, perché i fedeli avevano piazzato una bandiera in cima a un alto pino per aiutare i pellegrini a orientarsi; nella zona si diffusero i briganti e avvenne una quarta traslazione, sul Monte Prodo, su un terreno dei fratelli Rinaldi, i quali, presi dall’avidità per il ricco afflusso di pellegrini, tentarono di ottenere la proprietà della Santa Casa, che alla fine, nel 1296, fu miracolosamente traslata, per l’ultima volta, dove si trova oggi: gli angeli la posero sulla pubblica strada che da Recanati va al suo porto, costringendo i magistrati a ordinare una deviazione del percorso.

I fatti erano insomma noti a tutti e la toponomastica, la presenza di iscrizioni, la costruzione di chiese, ecc., nei luoghi dove la Santa Casa era stata posta, stanno lì a testimoniarlo. Sia in Italia che a Tersatto, dove, tra le molteplici testimonianze, ci limitiamo a menzionare il santuario costruito nel XIII-XIV secolo a ricordo della permanenza della Santa Casa e della sua successiva e seconda traslazione, vissuta con dolore dai fedeli del luogo; lungo la scalinata del santuario croato si legge sul marmo: «Venne la Casa della Beata Vergine Maria da Nazaret a Tersatto, l’anno 1291, allì 10 di maggio e si partì allì 10 di dicembre 1294».

L’IPOTESI DEL TRASPORTO UMANO? UN FALSO STORICO

Le cinque traslazioni certe e improvvise, tra il 1291 e il 1296, fanno crollare come un castello di carta l’ipotesi odierna di un trasporto per mano umana, legato a una presunta famiglia “Angeli”. L’ipotesi prese piede nel XIX-XX secolo quando comparve dal nulla la copia di un supposto documento (senza originale) che parlava di “sante pietre” portate via dalla casa della Madonna e facenti parte della dote di tale Ithamar, sposatasi nel 1294 e figlia del despota dell’Epiro, Niceforo I Angeli-Comneno.

Un falso storico, prodotto da una famiglia palermitana di cognome De Angelis «per far credere che il suo casato derivasse dalla famiglia principesca “Angeli” dell’Epiro», come si legge nel recente libro Il Miracolo della Santa Casa di Loreto, di Federico Catani (Luci sull’Est, 2018), che al riguardo riferisce in sintesi le conclusioni di una pubblicazione del professor Andrea Nicolotti (del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino), secondo cui «il carattere sostanzialmente fasullo della storia e dei documenti bizantini prodotti dalla famiglia De Angelis deve indurre a sospettare fortemente della credibilità di tutte le fonti che essi accreditano». Inoltre, in quella copia si parla di alcune “sante pietre”, mentre nelle traslazioni da Nazaret a Tersatto e infine all’Italia c’è, fondamenta a parte, l’intera Santa Casa.

GLI STUDI STORICI E SCIENTIFICI

Ma torniamo alle evidenze storiche e archeologiche cui accennavamo. Innanzitutto, la Santa Casa è costituita da sole tre pareti perché, quando ancora a Nazaret, era appoggiata a una grotta con la quale costituiva un unico blocco abitativo. Le misure della casa di Loreto e lo spessore dei suoi muri corrispondono perfettamente alle fondamenta che si trovano a Nazaret, nel luogo che per 13 secoli è stato venerato dai fedeli come casa di Maria. Non solo: anche il perimetro delle pareti giunte a Tersatto, come venne messo per iscritto con atto notarile, corrispondeva perfettamente a quello di Nazaret. Poi, le pietre della Santa Casa sono tipiche della Palestina e lavorate con una tecnica specifica di quei luoghi. A ciò va aggiunto che nelle Marche non vi erano cave di pietra e tutte le costruzioni erano fatte in laterizi.

La collocazione della porta sulla parete lunga e l’orientamento dell’intera casa, con la finestra posizionata a ovest, sono assolute anomalie per gli usi edilizi del XIII secolo in terra marchigiana. Ricordiamo che l’ultima traslazione angelica si concluse con la posa della Santa Casa nel mezzo di una strada pubblica, uno dei molti particolari che rendono assurda l’idea che possa essere stata posta lì da uomini: inoltre, una parte è sporgente sul vuoto di un fosso, come poté constatare anche Giuseppe Sacconi, direttore dei lavori di restauro della Basilica Lauretana dal 1884 al 1905, il quale spiegò che «la Santa Casa sta parte appoggiata sopra l’estremità di un’antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo». O ancora Federico Mannucci, in una relazione del 1922, stesa dopo le ricognizioni sul posto, scriveva che «i muri della S. Casa non hanno alcun fondamento né preparazione alcuna del terreno sottostante, che si presenta invece completamente disciolto e polveroso. Si può quindi certamente concludere che la Santa Casa non può essere fatta nel luogo dove si trova […]», aggiungendo il suo stupore per il fatto «straordinario» che, nonostante le suddette condizioni, «l’edificio della Santa Casa […] si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri». Chi potrebbe fare tanto?

Le pietre della Santa Casa risultano saldate da una malta tipica della Palestina, formata con una tecnica sconosciuta all’Italia, e uniforme in tutti i punti: altro fatto che, come spiegava il docente di elettrochimica Emanuele Mor, esclude l’ipotesi di uno smontaggio e traslazione della casa per mano umana, perché «qualora fosse avvenuta una nuova rimessa in opera dei singoli blocchi di pietra, si sarebbe dovuta evidenziare per la differenza della composizione chimica della malta in questione».

PAPI E SANTI

A questa necessariamente sintetica esposizione degli studi che avvalorano la traslazione, anzi, le traslazioni miracolose, andrebbero aggiunti i molti pronunciamenti dei pontefici, che fin dai primi anni della Santa Casa in Italia concessero privilegi e indulgenze in onore della sua venuta, come per esempio nella bolla del 18 luglio 1310 di Clemente V, che nel ratificare un voto di fedeli tedeschi giunti in pellegrinaggio a Loreto metteva per iscritto il riferimento alla «miracolosa divina Vergine Lauretana». Senza numero anche i santi che si sono recati a Loreto per devozione, o hanno avuto il dono di essere testimoni della venuta della Santa Casa (san Nicola da Tolentino, che vide gli angeli trasportarla in terra marchigiana nel 1294, mentre era immerso nella preghiera) o ancora di essere edotti sulla sua traslazione miracolosa addirittura da Gesù (santa Caterina da Bologna, in una rivelazione del 25 marzo 1440).

Per quanto detto, san Pietro Canisio poteva scrivere nel XVI secolo che anche se «supponete per ipotesi impossibile che qui non si trovi nessun documento storico o tradizionale, che le testimonianze dei Sommi Pontefici e degli antenati non abbiano nessun valore; […] questi miracoli sono talmente frequenti che non si potrebbero contare, talmente visibili e abbaglianti che solo un’audacia senza misura potrebbe negarli».

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